lunedì 8 marzo 2010

8 marzo - Donne: "la primavera a novembre, quando meno te l'aspetti".


Più dei tramonti, più del volo di un uccello, la cosa meravigliosa in assoluto è una donna in rinascita. Quando si rimette in piedi, dopo la catastrofe, dopo la caduta, che uno dice…è finita. No. Finita mai, per una donna. Una donna si rialza sempre, anche quando non ci crede, anche se non vuole.

Non parlo solo dei dolori immensi, di quelle ferite da mina antiuomo che ti fa la morte o la malattia. Parlo di te, che questo periodo non finisce più, che ti stai giocando l’esistenza in un lavoro difficile, che ogni mattina hai un esame peggio che a scuola….Te, implacabile arbitro di te stessa, che da come il tuo capo ti guarderà, deciderai se sei all’altezza o se ti devi condannare.

Così ogni giorno e questo noviziato non finisce mai, e sei tu che lo fai durare. Oppure parlo di te, che hai paura anche solo di dormirci, con un uomo, che sei terrorizzata che una storia ti tolga l’aria, che non flirti con nessuno perché hai il terrore che qualcuno si infiltri nella tua vita.

Peggio, se ci rimani presa in mezzo tu, poi ci soffri come un cane. Sei stanca. C’è sempre qualcuno con cui ti devi giustificare, che ti vuole cambiare, o che devi cambiare tu per tenertelo stretto, e così stai coltivando la solitudine dentro casa. Eppure te la racconti, te lo dici anche quando parli con le altre….”io sto bene così, sto bene così, sto meglio così”…e il cielo si abbassa di un altro palmo.

Oppure con quel ragazzo ci sei andata a vivere, ci hai abitato Natali e Pasque, in quell’uomo ci hai buttato dentro l’anima, ed è passato tanto tempo e ce ne hai buttata talmente tanta, di anima, che un giorno cominci a cercarti dentro lo specchio, perché non sai più chi sei diventata.

Comunque sia andata, ora sei qui. E so che c’è stato un momento che hai guardato giù e avevi i piedi nel cemento. Dovunque fossi, ci stavi stretta. Nella tua storia, nel tuo lavoro, nella tua solitudine, ed è stata crisi. E hai pianto. Dio, quanto piangete. Avete una sorgente d’acqua nello stomaco. Hai pianto mentre camminavi in una strada affollata, alla fermata della metro, sul motorino. Così, improvvisamente. Non potevi trattenerlo.

E quella notte che hai preso la macchina e hai guidato per ore, perché l’aria buia ti asciugasse le guance.

E poi hai scavato, hai parlato…quanto parlate ragazze. Lacrime e parole. Per capire, per tirare fuori una radice lunga sei metri che dia un senso al tuo dolore….”perché faccio così?”…”com’è che ripeto sempre lo stesso schema?”…”sono forse pazza?”…Se lo sono chiesto tutte. E allora… vai, giù con la ruspa nella tua storia, a due, quattro mani, e saltano fuori migliaia di tasselli, un puzzle inestricabile.

Ecco, è qui che inizia tutto. Non lo sapevi? E’ da quel grande fegato che ti ci vuole per guardarti così, scomposta in mille coriandoli, che ricomincerai. Perché una donna ricomincia comunque. Ha dentro un istinto che la trascinerà sempre avanti.

Ti servirà una strategia, dovrai inventarti una nuova forma per la tua nuova “te”, perché ti è toccato di conoscerti di nuovo, di presentarti a te stessa. Non puoi più essere quella di prima, prima della ruspa…

Non ti entusiasma? Ti avvincerà lentamente, innamorarsi di nuovo di sé stessi o farlo per la prima volta è come un diesel, parte piano. Bisogna insistere, ma quando va in corsa… E’ un’avventura ricostruire sé stesse, la più grande. Non importa da dove cominci, se dalla casa, dal colore delle tende, o dal taglio dei capelli.

Io ho sempre adorato donne in rinascita, per questo meraviglioso modo di gridare al mondo “sono nuova” con una gonna a fiori o con un fresco ricciolo biondo. Perché tutti devono vedere e capire…”attenti…il cantiere è aperto…stiamo lavorando per voi… ma soprattutto per noi stesse…”.

Più delle albe, più del sole, una donna in rinascita è la più grande meraviglia, per chi la incontra e per sé stessa. E’ la primavera a novembre, quando meno te la aspetti.

Da una trasmissione di Jack Folla, personaggio radiofonico ideato dallo scrittore Diego Cugia, è tratto il testo di “Donne in rinascita” che vi invio come perfetto paradigma di rinascita femminile.

Buon 8 marzo!

martedì 16 febbraio 2010

Voglio un mondo a colori!

Ad Anna, un' insegnante
fedele alla sua missione
e un sogno da far brillare...
Sette giorni per presentare una risoluzione, svilupparla in commissione, discuterla e approvarla in aula. Oltre 200 giovani provenienti da 16 diversi Paesi d’Europa hanno partecipato, dal 7 al 14 febbraio a Torino, alla seconda edizione dell’Erasmian European Youth Parliament. L’iniziativa s’inseriva fra le attività per Torino Capitale Europea dei Giovani 2010 ed era organizzata dagli insegnanti e studenti della Scuola Internazionale Europea Altiero Spinelli grazie al co-finanziamento del Miur, della Regione Piemonte e del Comune di Torino. All’evento hanno partecipato anche il liceo classico D’Azeglio, due licei scientifici piemontesi, il Galilei di Borgomanero e il Peano di Cuneo, e una delegazione del liceo scientifico Duca d’Aosta dell’Aquila.

L’obiettivo dell’EEYP, che si è riunito per la prima volta lo scorso anno a Rotterdam, è offrire ai ragazzi un’occasione per calarsi nei panni dei parlamentari europei e avvicinarsi alle regole del mondo della politica. Gli studenti hanno lavorato per quattro giorni, suddivisi in 12 commissioni, con il compito di formulare una serie di proposte di legge sul tema dell’ecosostenibilità nelle città.

I diversi provvedimenti sono stati presentati, discussi e approvati dall’Assemblea Generale del Parlamento, costituita da tutti gli studenti riuniti in sessione plenaria. Le risoluzioni approvate sono state consegnate al sindaco di Torino, Sergio Chiamparino, e al sindaco di Anversa (la città che ospiterà l’EEYP nel 2011), oltre che ai rappresentanti dell’European Youth Forum. All’evento ha partecipato anche la Presidente della Regione Piemonte, Mercedes Bresso.

L’intero evento è stato autogestito (in inglese, lingua ufficiale) dai giovani con il supporto degli insegnanti che avevano il compito di vigilare “a distanza” sullo svolgimento del programma. Oltre agli studenti dell’Unione Europea, hanno partecipato ai lavori anche una delegazione svizzera e una turca. Nell’elaborazione dei progetti di legge ciascun gruppo di studenti è stato, inoltre, supportato dalla consulenza di personaggi di spicco del mondo politico, industriale, della cultura e della medicina. (Per approfondimenti, clicca qui.)

Fin qui la notizia. Ma perché parlarne in questo blog? Se il fatto descritto vi è sembrato fuori tema, allora continuate a seguirmi e capirete…

Ho avuto la fortuna di conoscere 6 di quei ragazzi e cioè i membri della delegazione Borgomanerese e li ho seguiti insieme ad un collega nell’ultima settimana di preparazione del progetto che avrebbero poi presentato all’Assemblea Generale. Lavorare, seppure breve tempo, con quei ragazzi è stata una folgorazione! Con loro ho ritrovato un mondo che credevo perduto: l’età dell’adolescenza, un’ età 'bella e terribile', di cui però il senso comune tende a sottolineare solo il secondo aspetto, quello della terribilità ed in particolare nel suo primo significato di ‘spaventoso’( mentre ‘terribile’ racchiude in sé anche l’accezione di ‘grande, straordinario’). Si parla volentieri di adolescenti sbantati e violenti o, nell’ipotesi migliore, di giovani annoiati, rassegnati a sopravvivere, cronicamente immaturi, e ci si adopera troppo poco per fare in modo che le cose cambino. Si cerca il colpevole e non si propongono soluzioni. E il primo passo verso la soluzione credo che sia riconoscere il talento che questi ragazzi, tutti loro, hanno nascosto in sé: il talento della Gioventù.

Tutti gli esseri umani sono accomunati da questo talento, perché tutti siamo stati bambini. La differenza tra noi dipende solo da quanto presto ce ne siamo diamenticati. Il talento della gioventù è quello di chi guarda il Futuro negli occhi, di chi sente che potrà cambiare il Mondo, di chi si accende di Passione e teme che ne potrà morire. E’ il talento di chi sogna e vola ‘tre metri sopra il cielo’. Di chi lotta e si ribella all’ovvio, ai dogmatismi, alle regole inutili, di chi ancora spera ci potrà essere un domani migliore. Di chi vive in un mondo a colori. Ecco, io lo rivoglio indietro quel mondo, ora che ho avuto un assaggio delle tante cromie disponibili! Mi sono resa conto che mi ero orami abituata a vivere in un mondo in bianco e nero, dove la diversità si misura su una scala di grigi. Certo, forse così si soffrono meno i disagi che il vivere necessariamente porta con sé e bisogna riconoscere che la riflessività, la pacatezza, la moderazione che avanzano con l’età hanno un ruolo e un loro significato sociale; a patto però che non si perda il dialogo tra le generazioni e la voce di quelle più mature non si levi al di sopra delle altre in un soliloquio sterile e monotono.

Purtroppo, invece, viviamo in un paese che ha smesso di ascoltare i suoi giovani, non dà più loro esempi , li indottrina a volte, più spesso informa, offre loro soprattutto un quadro squallido del mondo degli adulti e insegna a barcamenrarcisi con furbizia e cinismo. Sicuramente non educa. La nostra adultità dunque latita e manifesta i tratti di una società pedofoba che ha perso la fiducia nel futuro: rinunciando a investire sui giovani, a credere in loro, rinunciamo di fatto al nostro stesso futuro e per questo suicidio programmato poche sono le voci che proclamano la propria indignazione. Come imprenditrice che si sente responsabile dello sviluppo di questo paese, non posso che prendere atto di questa realtà e condividere il pensiero che non basta più solo investire nei giovani che dopo gli studi si rivolgono alle aziende per un impiego. Certo noi professionisti dobbiamo occuparci di cogliere e sviluppare i loro talenti, ma credo che sia importante cercare delle opportunità per sostenere anche i più giovani, partendo proprio dagli adolescenti, offrendo loro spazi ed occasioni di aggregazione, non per lo ‘sballo’ settimanale, bensì perché possano sviluppare le proprie passioni, per testare capacità e conoscenze - così come è stato in occasione del progetto di cui ho parlato più sopra - e così facendo per dialogare con il mondo degli adulti in un mutuo dare e ricevere costruttivo e vitale.

I 6 ragazzi che ho conosciuto sono gemme preziose con tanta voglia di dire la loro in questo mondo. Sono certa che ce ne siano tanti altri come loro, che leggono, studiano con profitto, sono curiosi di tutto, vogliono sperimentarsi, non temono la fatica, si entusiasmano, vivono nel senso più pieno del termine. Ragazzi così sono il cuore pulsante di una società che vuole sopravvivere ed evolversi. Sono i nostri figli e non aiutarli a crescere, non educarli, è un delitto di cui non voglio essere complice.

"Tutti i grandi sono stati bambini una volta. Ma pochi di essi se ne ricordano..."
Antoine De Saint-Exupéry

giovedì 29 ottobre 2009

Morin e la Follia necessaria

MONDO NUOVO La crisi? L'occasione per ricominciare. L'amore? Al centro di tutto. Il sociologo francese che si sente "in cammino" parla di caos, felicità e futuro, proponendo come soluzione l'eco-sofia

di Carlotta Mismetti Capua (da la Repubblica delle Donne Web di oggi)
Il mondo così com'è non va. Non vanno le città, aliene e malsane. Non va l'educazione, che manca di comprensione degli altri e conoscenza del pianeta. Non va l'economia, lontana dai nostri bisogni e dall'ecologia. E i rapporti umani sono solitari, senza poesia. Ma anche il nostro futuro non se la passa meglio: è fermo agli anni Sessanta e non ce ne siamo accorti. Secondo il sociologo francese Edgar Morin è tempo di reinventare tutto, partendo proprio dall'amore. E la crisi è l'occasione perfetta per ricominciare. "È necessaria una metamorfosi planetaria", ci spiega. "Abbiamo creduto che lo sviluppo tecnologico ed economico sarebbe stato la locomotiva della democrazia e del benessere. Ma oggi bisogna sostituire l'egemonia della quantità con quella della qualità, e mettere al centro beni immateriali come l'amore e la felicità". Edgar Morin, 88 anni e una carriera intellettuale tra le più brillanti del secolo scorso - direttore del Cnrs (Centre national de la recherche scientifique), presidente dell'agenzia per la Cultura dell'Unesco e accademico onorario in più di 15 università in giro per il mondo - si è occupato di etnologia, televisione, cinema, linguaggio della cibernetica, teoria dei sistemi, pedagogia e materie che erano snobbate dagli intellettuali degli anni Cinquanta. Tanto che la sua biografia, uscita quest'anno in Francia e firmata da Emmanuel Lemieux, lo definisce fin dal titolo L'indisciplinato. Ma oggi Morin si interessa soprattutto di ecologia. Nei suoi libri e nel dibattito pubblico propone "l'eco-sofia politica", e invita le sinistre (compreso il Pd) ad adottarla per trasformare il mondo. Come può il pensiero ecologico aiutare la politica? "La politica del risparmio energetico per esempio è anche una politica che lotta contro le intossicazioni consumistiche delle classi medie. È necessario che comprendiamo, e cominciamo a calcolare, anche l'ecologia della natura umana. La sofferenza, la felicità, l'amore, insomma tutto quello che è importante nelle nostre vite e che sembra extra-sociale, strettamente personale, non entra a far parte del Pil di un Paese. Tutte le soluzioni sono quantitative: ma quando la politica prenderà in considerazione l'immenso bisogno d'amore degli uomini?". Nel Metodo ha scritto che l'amore è la sola autentica religione dell'iper-complesso. Nella sua vita cosa ha imparato dell'amore? "L'amore per degli esseri iper-mammiferi come noi è la possibilità di rinascere, di ricominciare. Come cantava Bob Dylan, quello che non sta per nascere sta per morire: non c'è che l'estasi degli incontri per rigenerarci. E questo vale anche a livello collettivo: ho avuto la fortuna di vivere la liberazione di Parigi, nel maggio del 1968, e altri momenti di estasi della storia. Oggi mi pare sia uno di questi: non è straordinario che Barack Obama guidi gli Stati Uniti? L'imprevisto ci sorprende sempre, non bisogna mai dimenticare che è l'imprevisto a muovere il mondo". E invece, che cosa ci intossica? "Le idee semplificatrici. I pensieri chiari e distinti, che rifuggono l'oscurità, l'incertezza, la complessità. Quei pensieri che credono di possedere il mondo ma sono posseduti dal fantasma folle della lucidità". Qual è un pensiero sano? "Un pensiero ecologico è necessario ma non potrà essere sano se non accetta la propria follia. È nel dialogo tra ordine e disordine che sta l'anima del mondo. Nella nostra specie, particolarmente iper-psichica, iper-emotiva, il dialogo tra la misura e l'eccesso, tra la parte sapiens e quella demens, è indissolubilmente legato. Un vero pensiero ecologico deve avere orrore del sano: perché il migliore dei mondi possibili è anche il peggiore". La nostra società sembra più solitaria che solidale, per dirla con Camus. Come ricostruire quel che si è spezzato? "Camus, ecco, non separava il personale dal politico: negli anni Cinquanta, quando questo comportamento era visto con sospetto. Adesso è vero che abbiamo più solitudine che solidarietà: e devo ammettere che non siamo ancora riusciti a elaborare un pensiero politico che metta insieme l'ideale e l'esistenza di tutti i giorni, l'amore e la solidarietà". Lei afferma che le città sono oggi luoghi poco umani. Come è cambiata la sua Parigi? "Non è la stessa città dove sono cresciuto. Nuove solitudini, nuovi antagonismi, desideri frustrati e l'arresto di una prospettiva europea: tutto ciò ha reso la vita paralizzante. Ma io abito un mondo molto più grande di Parigi. Il Mediterraneo, per esempio, con i gusti musicali, gli odori, i piaceri". L'incertezza di oggi è sostenibile psicologicamente dagli esseri umani? "Siamo, come disse Heidegger, nel buio fondo della notte. Ma siamo anche al principio di un'alba, la seconda preistoria dell'uomo mondializzato. Non dobbiamo scordare che la vita è fragile, incerta e nello stesso tempo molto aperta: le potenzialità umane sono immense, dobbiamo usarle". Da oltre un secolo le malattie psichiche sono viste come malattie sociali. Come gestirle? "La follia fa profondamente parte della condizione umana: è solo il culto della ragione, dell'ordine, che non la considera umana. Ma è il culto stesso a essere demens, perché la parte irrazionale e oscura di noi uomini non è solo distruttrice o asociale. Genera anche la tenerezza, l'eros, l'estasi, la gioia, la fraternité. È molto utile costruire un dialogo con la nostro parte incosciente, senza volerla dominare". Secondo lei la sinistra non ha idee: come arrivare a giustizia e felicità? "La sinistra ha sempre coltivato lo spirito del cambiamento, ma oggi lo fa in forme frammentate. È necessario che la politica veda nell'incertezza radicale di questi tempi non tanto, o non solo, una minaccia di disordine e quindi una necessità di ordine (l'istanza della destra) ma la nascita, dolorosa certo, di una nuova società-mondo". Come possiamo superare "la nostra barbarie interiore"? "Abbiamo vissuto tanti disastri e tragedie, dal nazismo alla bomba atomica. Cosa altro ci serve per comprendere che siamo tutti perduti su questo pianeta? Per scoprire che non ci resta che amarci, fraternizzare, sentirci in una sola comunità di destino?". Che cosa la incanta ancora? "Piangere, amare, ridere, comprendere. Mi sento sempre in cammino, e nello stesso momento un vecchio, un adulto, un adolescente e un bambino. La curiosità e la passione hanno "fatto" la mia vita. Una curiosità onnivora e una infinita passione".


IL METODO DI EDGAR Umanista e studioso eclettico, Edgar Morin è conosciuto per l'interdisciplinarietà dei suoi lavori nei quali ha abbattuto le barriere tra le varie materie. Sta per arrivare in Italia, in un doppio appuntamento: l'11 novembre a Meet The Media Guru (iscrizioni gratuite fino ad esaurimento posti), a Milano, dove parlerà di "Etica della complessità", e dal 13 al 15 novembre al convegno "La qualità dell'integrazione scolastica", a Rimini: uscirà in quella occasione Rigenerare la parola politica (edizioni del Centro Studi Erickson, che ha divulgato recentemente anche un compendio della sua opera a cura di Sergio Manghi). Di lui Raffaello Cortina Editore ha pubblicato i sei volumi de Il metodo sulla complessità e Feltrinelli Pensare l'Europa, La vita della vita, Il cinema o l'uomo immaginario. Nel 1967 l'interesse di Edgar Morin per la comunicazione di massa si espresse nella rivista Communications, fondata con Georges Friedmann e Roland Barthes, di cui è condirettore, e che è disponibile online, archivi compresi (www.persee.fr/web/revues)

venerdì 9 ottobre 2009

Meeting ManagerZen 2009: ci siamo proprio rotti i paradigmi!


Abbiamo svalicato quest'anno noi soci di ManagerZen e ci siamo dati appuntamento nella neonata 'Libera Repubblica di Alcatraz' sulle colline tra Gubbio e Perugia dove ha sede la più nota Libera Università di Alcatraz, fondata da Jacopo Fo.

E' stato un week end denso di incontri, di idee e di riflessioni comuni, ma soprattutto di molto entusiasmo e voglia di partire verso nuovi modelli organizzativi, verso un nuovo modo di fare impresa e - perchè no? - anche politica*.

Tra le mille suggestioni proposte, ne lancio qui una, quella con cui abbiamo aperto i lavori. E' un invito a rompere i paradigmi che ci tengono prigionieri, i modelli, i modus operandi, le abitudini personali e lavorative che applichiamo pervicacemente anche quando cessano di avere un qualche successo evolutivo e che anzi ormai sono diventati un ostacolo sulla strada dell'evoluzione nostra e delle organizzazioni in cui lavoriamo. Basta con i tormentoni di :"...abbiamo sempre fatto così", "squadra che vince non si cambia", si stava meglio quando si stava peggio", "fan tutti cosi!", "non si è mai vista una cosa del genere", "non è possibile che.... "e chi più ne ha più ne metta. Basta con le etichette di genere, le omologazioni, la massificazione anche del pensiero, basta con l'anestesia totale di spirito e mente in cui sembra voglia farsi inghiottire la nostra civiltà. Non è necessario credere che tutto ciò sia ineluttabile, e se un contesto non ci piace, non chiediamo agli altri di incominciare a cambiare: facciamolo noi per primi e per iniziare bene, prima di agire o di parlare sulla scorta di una qualche certezza, chiediamoci se ciò che 'vendiamo' come verità universale non sia per caso solo un vecchio paradigma da superare...


*NOTA: faccio qui un piccolo atto politico e mi dissocio pubblicamente e completamente dal 'paradigma dell'Italianità' mostrato in questo video propagandistico. Dichiaro inoltre di sentirmi offesa, come cittadina, dal messaggio ivi contenuto e a che me è suonato come un invito alla secessione. Si tratta (nientepopodimenoche!) del video utilizzato dal PDL al domani della rielezione di Berlusconi....chi non l'avesse ancora visto è invitato a cliccare qui. (Ma vi prego di guardarlo con il dovuto distacco emotivo; in fondo, se non fosse vero, avrei potuto pensare ad uno scherzo con la regia di Mel Brooks.)

mercoledì 23 settembre 2009

Il nuovo portale dedicato al mondo del lavoro che mi piace...


H-Farm, il venture incubator internazionale di cui vi ho parlato già in passato (vedi Archivio post), ha recentemente presentato UannaBe, la nuova startup incentrata sul mondo del lavoro.


UannaBe introduce molte novità: c'è per esempio la video risposta, che permette di rispondere ad un annuncio registrando con la propria web-cam "il perchè ci si sente adatti al ruolo proposto" così come il CV Maker, che aiuta e guida nella creazione del proprio Curriculum e anche un messaggio di alert che comunica all'interno della propria 'lounge' che curriculum e video risposta sono stati visti dall'azienda. Ci sono inoltre una serie di servizi 2.0 che connetteranno il portale e gli utenti al mondo dei social network.

A sostegno invece delle aziende è stato introdotto il servizio di match automatico, che permette di effettuare una scrematura iniziale sui numerosi curricula ricevuti, con un notevole risparmio di tempo per i selezionatori.

Da provare.

mercoledì 29 luglio 2009

Arrivederci a Settembre!

E' tempo di ferie, è tempo di salutarci per un po'....
Questo blog riaprirà a Settembre, ma continuerò a leggere i vostri sempre graditi commenti.
Nell'attesa di rincontrarci, vi lascio con un abbraccio virtuale e l'augurio di trascorrere una bella estate insieme alle vostre famiglie.

A presto,
Marta

lunedì 6 luglio 2009

9 luglio 2009: Conferenza su ' La responsabilità sociale d'impresa tra Etica e Spiritualità', con Giuseppe Robiati


"Il più importante ruolo che le imprese economiche devono svolgere nello sviluppo consiste nel fornire alle persone e alle istituzioni i mezzi con cui essi possano conseguire il vero scopo dello sviluppo , ossia costruire le basi di un nuovo ordine sociale che coltivi le illimitate potenzialità latenti nella coscienza umana. "

Il mondo degli affari , proprio negli ultimi 10 anni, sta tentando di dare una svolta alle proprie attività economiche cercando di rispondere ad una domanda che gli uomini di affari più sensibili vanno spesso ponendosi : “ quale e’ il ruolo e quale è l’influenza delle imprese nel campo sociale ?Possono le imprese aiutare lo sviluppo sociale nel proprio contesto “?

Riflettendo sul significato della citazione sopramenzionata, si può notare come nel mondo si siano aperte delle consultazioni incrociate tra economisti, filosofi e studiosi delle scienze sociali, che cercano risposte su questo possibile contributo delle imprese allo sviluppo.

E’ nato quindi un movimento di pensiero che ha portato una grande innovazione culturale nelle imprese. Noto col nome di CSR - Corporate Social Responsability e cioè (la) responsabilità sociale delle imprese, questo movimento sta influenzando le politiche sociali dei governi , le politiche finanziarie delle società, i libri di testo degli studenti di economia nelle università di tutto il pianeta e il mondo operativo del business.

Nel modello classico del capitalismo la definizione di impresa e’ quella che ne identifica lo scopo primario nella creazione di profitto. I due secoli passati sono stati ricchi di imprese e imprenditori che hanno usato questa definizione nel vero senso del termine ed hanno utilizzato il mercato e la propria abilità imprenditoriale e manageriale per aumentare il profitto con qualsiasi mezzo. Negli ultimi anni però, gli uomini d’affari hanno capito anche che numerosi danni erano stati effettuati sia alle popolazioni che al pianeta ed hanno iniziato una serie di riflessioni e consultazioni che hanno portato una maggiore consapevolezza, ed hanno capito che l’unica garanzia per una stabilità economica risiede nella capacità di creare “benessere” nella società in senso più ampio.

Questo “ in senso più ampio “ ha comportato una ridefinizione innovativa dell’impresa; non più esclusivamente orientata al raggiungimento di profitto a qualsiasi costo, bensì ad altri obiettivi quali:

“la felicità dei dipendenti, il miglioramento della qualità della vita della comunità che ruota attorno ad essa, , il miglioramento nell’applicazione dei valori , il miglioramento dell’ambiente dell’ecosistema “ ecc.

Si e’ quindi arrivati a schematizzare questi altri obiettivi in sei principali entità, “ sei dimensioni chiave” connesse con l’impresa, di qualsiasi natura essa sia, in qualsiasi campo essa lavori e produca, in qualsiasi luogo si trovi.
Entità chiave che, in economia, vengono chiamate “ stakeholders”, verso cui l’impresa ha delle responsabilità. E da qui nasce l’allineamento alla nuova visione degli imprenditori che qui sotto si ripete:

“Il più importante ruolo che le imprese economiche devono svolgere nello sviluppo consiste dunque nel fornire alle persone e alle istituzioni i mezzi con cui essi possano conseguire il vero scopo dello sviluppo , ossia costruire le basi di un nuovo ordine sociale che coltivi le illimitate potenzialità latenti nella coscienza umana.”

Per informazioni sul Relatore clicca qui.
Argomento correlato: Video di introduzione all'Associazione EBBF:


Ingresso al pubblico gratuito previa iscrizione a conferenceroom@fandis.it

giovedì 9 luglio - ore 20.30 - sala conferenze Fandis, via per Castelletto 69, Borgo Ticino NO