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domenica 1 maggio 2011

La festa del talento

Oggi è il primo maggio, festa del lavoro, o meglio, festa di tutti i lavoratori e mi sembra bello allora condividere con voi il pensiero di un amico, Alessandro Chelo, che di mestiere fa il formatore. Un formatore che nel tempo si è specializzato in 'Talent Management', ovvero in quel tipo di approccio alle persone di tipo Socratico, secondo il quale in tutti noi alberga almeno un talento, spesso non riconosciuto come tale, che ogni buon Manager dovrebbe essere in grado di scovare e di portare alla luce. Un approccio secondo il quale non esistono cattivi lavoratori (fatte salve alcune ma infrequenti situazioni limite, aggiungo io), bensì lavoratori nel posto sbagliato, non valorizzati, in situazioni che non permettono loro di sbocciare come dovrebbero. Alcuni considerano questa teoria, che conosce ovviamente anche una sua metodologia applicativa, una pura utopia...eppure non è certo una teoria 'figlia dei fiori', nata in un ristretto circolo di professori avulsi dalla realtà. E' invece teoria millenaria, una teoria applicata nella storia da pochi (in ambiti diversi, primo fra tutti quello dell'educazione') in luoghi molto lontani tra loro, ma che ha raggiunto risultati straordinari. Certo è una teoria che comporta dei rischi, grosse responsabilità e la capacità di avvicinarsi con umiltà al prossimo e al proprio ruolo manageriale...cose spesso purtroppo in forte contrasto con le aspettative di un Manager (ahimé).

Ma ora vi lascio ad Alessandro. Dalle sue parole capirete meglio quello di cui vi sto parlando:



Oggi si celebra però anche un altro grande avvenimento: la beatificazione del 'Papa operaio' Giovanni Paolo II e questo è un motivo in più per mescolare il Sacro con il Profano parlando di Management e Sacre Scritture. Ma il motivo reale è che non credo siano due mondi tanto distinti. Non dovrebbero esserlo. Il Management, lo scrissi già in un post qui archiviato, è una missione di servizio verso i propri collaboratori. O dovrebbe essere tale. Continuo a crederci, nonostante mi si rinfacci spesso d'essere solo un'illusa. Continuo a crederci nonostante mi si chieda perché lo faccio. E qui lo dico, allora: perchè non riesco a lavorare in un gruppo di persone senza sentire la necessità di creare con loro un legame fatto di rispetto e di amicizia. In ultima analisi, non riesco a lavorare per uno scopo che non sia quello di Amare (i luoghi, le persone intorno a me, gli scopi del mio agire) ed essere riamata per quello che sono, indipendentemente dal mio ruolo. Forse è proprio questo il mio Talento ed è comunque una cosa, me lo si conceda, di cui vado fiera...

Che oggi allora possa essere non solo la festa di tutti i lavoratori, ma la festa di tutti i talenti, quelli che sono in ciascuno di noi ancora inesplorati, ma vivi. Con l'augurio che possano essere presto portati alla luce!

mercoledì 27 febbraio 2008

Cosa ricercano i 'campioni?

Dai risultati del sondaggio sottoposto ai vincitori e ai numerosi partecipanti del progetto "Contest Mind Consulting 2007", che ha premiato i migliori collaboratori in grado di creare valore all’interno della loro impresa, sono emersi dati interessanti su cosa i candidati più brillanti ricercano in un’azienda. Gli annunci di lavoro che più catturano l’interesse di persone di valore sembrano essere quelli che offrono “un’opportunità di crescita personale ed economica” (26%). Risposte che compongono questa voce includono “se è specificato che si ha la possibilità di crescere e di realizzare i propri sogni”, “che non cerchi solamente dei collaboratori ma qualcuno che voglia diventare parte dell’azienda". Emerge che la voce “offresi formazione”, da sola, non stimola le persone a rispondere all’annuncio. Questi dati rispecchiano pienamente il desiderio di realizzarsi dal punto di vista personale ed economico e l’esigenza delle aziende di attirare i migliori e quindi competere con successo in un’economia ad alto valore aggiunto. Al secondo posto (24%) destano interesse gli annunci di “un’azienda solida ed affermata” quando questa evidenza che “sta perseguendo dei progetti nuovi", che è “desiderosa di crescere, di lanciarsi in nuove sfide”. La voce infatti “un’azienda solida ed affermata” da sola riscuote solo il 13% dei consensi. A pari merito troviamo con il 13%: "il tipo di lavoro offerto", le "caratteristiche professionali" (curriculum, competenze, esperienze) e umane (capacità di lavorare in gruppo, doti comunicative, problem solving, flessibilità), "il modo in cui è formulato l’annuncio" (grafica, titolo, testo). Segue la ricerca di "una nuova figura professionale"(8%), una posizione speciale o qualificata.“Il luogo di lavoro”(2,6%) è comunque un dato da non sottovalutare ma un’azienda non riuscirà mai ad attrarre e mantenere le persone migliori solo basandosi sul clima aziendale. Il mercato del lavoro, in conclusione, è cambiato, non basta più offrire "un posto di lavoro" in un’azienda affermata per attirare a sé i candidati migliori. C’è bisogno dell’azienda che dimostri di voler attuare dei progetti innovativi. E’ solo in questo modo che i candidati migliori hanno la percezione che ci sarà spazio anche per la loro affermazione.

Fonte: www.talentfinder.it