Come va il mondo. Emergenze e catastrofi. Il clima che si vive nel nostro Paese. Come funzionano le aziende nelle quali lavoriamo. Rendite di posizione sviliscono l’impegno e il desiderio.
Ma c’è chi sceglie di non arrendersi, e anzi, a partire dall’indignazione, dal rispetto per se stesso e dall’interesse per gli altri, pensa che sia veramente arrivato il momento di fare qualcosa.
A queste persone è indirizzato il nuovo percorso formativo proposto da Assoetica.
Direzione etica in un doppio senso.
Sguardo proteso in direzione etica, a scorgere il possibile cammino verso un luogo dove i diversi interessi in gioco possano trovare un accettabile terreno comune.
E direzione etica come affermazione di un modo di essere ceto dirigente, andando oltre i limiti dell’attuale ‘management’.
Lungo il percorso cercheremo illuminazione nella lezione di filosofi, poeti, scienziati.
Allo stesso tempo lavoreremo insieme affinché ognuno possa dotarsi di una ‘cassetta di attrezzi’ utilizzabili nella pratica.
Guarderemo in luce critica gli strumenti e le metriche appartenenti al consueto bagaglio del manager: budget, contabilità, finanza e bilancio; politiche di gestione e sviluppo delle ‘risorse umane’; strategie di marketing; governo della comunicazione e delle informazioni.
Guarderemo con particolare attenzione agli strumenti nuovi: balanced scorecard, bilancio di sostenibilità. Mantenendo però desta l’attenzione di fronte agli aspetti ingannevoli e gattopardeschi che troppo spesso caratterizzano oggi le politiche di Corporate Social Responsibility.
Convinti che la diversità sia fonte di esperienza e di crescita collettiva, come negli anni scorsi cerchiamo di costruire un gruppo per quanto possibile disomogeneo. Insieme donne e uomini; manager in carriera e giovani sulle soglie del mercato del lavoro; persone impegnate in grandi aziende con scopo di lucro e in associazioni fondate sul volontariato; persone di provenienze geografiche e culturali tra di loro lontane.
Nei suoi dieci anni di attività Assoetica ha guardato alla Business Ethics. Continuiamo a considerarla rilevante. Ma ci appare oggi come niente più di uno degli sguardi etici possibili e auspicabili. Collochiamo dunque la Business Ethics -intesa come etica che pone al centro il profitto come obiettivo e misura- accanto all’etica del lavoro, all’etica della solidarietà, all’etica della gratuità, all’etica della sostenibilità, all’etica dell’immaginario. E a tutti i diversi sguardi etici che lavorando insieme saremo capaci di far emergere.
Sul nostro sito, http://www.assoetica.it/, troverete informazioni via via aggiornate su questo progetto. Dieci lezioni tenute in edizioni precedenti raccolte da Bruno Bonsignore e Francesco Varanini in 'Un’etica per manager', Guerini e Associati, 2010.
Inizio: sabato 7 maggio 2011, termine sabato 3 Marzo 2012
Struttura: 80 ore d’Aula su 10 Moduli di 8 ore il primo sabato di ogni mese (tranne Agosto e Gennaio 2012)
Location: Blend Tower (Stazione Centrale) Milano, piazza IV Novembre 7
Aula: numero chiuso di 18 iscritti più Tutor e 1 eventuale osservatore
Per info sui costi e iscrizioni: segreteria@assoetica.it
Verrà rilasciato ad ogni partecipante l’attestato di Ethics Officer ®
Coordinamento: Bruno Bonsignore, Presidente di Assoetica
Responsabile del programma: Francesco Varanini, Direttore Scientifico di Assoetica
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venerdì 15 aprile 2011
giovedì 29 ottobre 2009
Morin e la Follia necessaria
MONDO NUOVO La crisi? L'occasione per ricominciare. L'amore? Al centro di tutto. Il sociologo francese che si sente "in cammino" parla di caos, felicità e futuro, proponendo come soluzione l'eco-sofia
di Carlotta Mismetti Capua (da la Repubblica delle Donne Web di oggi)
Il mondo così com'è non va. Non vanno le città, aliene e malsane. Non va l'educazione, che manca di comprensione degli altri e conoscenza del pianeta. Non va l'economia, lontana dai nostri bisogni e dall'ecologia. E i rapporti umani sono solitari, senza poesia. Ma anche il nostro futuro non se la passa meglio: è fermo agli anni Sessanta e non ce ne siamo accorti. Secondo il sociologo francese Edgar Morin è tempo di reinventare tutto, partendo proprio dall'amore. E la crisi è l'occasione perfetta per ricominciare. "È necessaria una metamorfosi planetaria", ci spiega. "Abbiamo creduto che lo sviluppo tecnologico ed economico sarebbe stato la locomotiva della democrazia e del benessere. Ma oggi bisogna sostituire l'egemonia della quantità con quella della qualità, e mettere al centro beni immateriali come l'amore e la felicità". Edgar Morin, 88 anni e una carriera intellettuale tra le più brillanti del secolo scorso - direttore del Cnrs (Centre national de la recherche scientifique), presidente dell'agenzia per la Cultura dell'Unesco e accademico onorario in più di 15 università in giro per il mondo - si è occupato di etnologia, televisione, cinema, linguaggio della cibernetica, teoria dei sistemi, pedagogia e materie che erano snobbate dagli intellettuali degli anni Cinquanta. Tanto che la sua biografia, uscita quest'anno in Francia e firmata da Emmanuel Lemieux, lo definisce fin dal titolo L'indisciplinato. Ma oggi Morin si interessa soprattutto di ecologia. Nei suoi libri e nel dibattito pubblico propone "l'eco-sofia politica", e invita le sinistre (compreso il Pd) ad adottarla per trasformare il mondo. Come può il pensiero ecologico aiutare la politica? "La politica del risparmio energetico per esempio è anche una politica che lotta contro le intossicazioni consumistiche delle classi medie. È necessario che comprendiamo, e cominciamo a calcolare, anche l'ecologia della natura umana. La sofferenza, la felicità, l'amore, insomma tutto quello che è importante nelle nostre vite e che sembra extra-sociale, strettamente personale, non entra a far parte del Pil di un Paese. Tutte le soluzioni sono quantitative: ma quando la politica prenderà in considerazione l'immenso bisogno d'amore degli uomini?". Nel Metodo ha scritto che l'amore è la sola autentica religione dell'iper-complesso. Nella sua vita cosa ha imparato dell'amore? "L'amore per degli esseri iper-mammiferi come noi è la possibilità di rinascere, di ricominciare. Come cantava Bob Dylan, quello che non sta per nascere sta per morire: non c'è che l'estasi degli incontri per rigenerarci. E questo vale anche a livello collettivo: ho avuto la fortuna di vivere la liberazione di Parigi, nel maggio del 1968, e altri momenti di estasi della storia. Oggi mi pare sia uno di questi: non è straordinario che Barack Obama guidi gli Stati Uniti? L'imprevisto ci sorprende sempre, non bisogna mai dimenticare che è l'imprevisto a muovere il mondo". E invece, che cosa ci intossica? "Le idee semplificatrici. I pensieri chiari e distinti, che rifuggono l'oscurità, l'incertezza, la complessità. Quei pensieri che credono di possedere il mondo ma sono posseduti dal fantasma folle della lucidità". Qual è un pensiero sano? "Un pensiero ecologico è necessario ma non potrà essere sano se non accetta la propria follia. È nel dialogo tra ordine e disordine che sta l'anima del mondo. Nella nostra specie, particolarmente iper-psichica, iper-emotiva, il dialogo tra la misura e l'eccesso, tra la parte sapiens e quella demens, è indissolubilmente legato. Un vero pensiero ecologico deve avere orrore del sano: perché il migliore dei mondi possibili è anche il peggiore". La nostra società sembra più solitaria che solidale, per dirla con Camus. Come ricostruire quel che si è spezzato? "Camus, ecco, non separava il personale dal politico: negli anni Cinquanta, quando questo comportamento era visto con sospetto. Adesso è vero che abbiamo più solitudine che solidarietà: e devo ammettere che non siamo ancora riusciti a elaborare un pensiero politico che metta insieme l'ideale e l'esistenza di tutti i giorni, l'amore e la solidarietà". Lei afferma che le città sono oggi luoghi poco umani. Come è cambiata la sua Parigi? "Non è la stessa città dove sono cresciuto. Nuove solitudini, nuovi antagonismi, desideri frustrati e l'arresto di una prospettiva europea: tutto ciò ha reso la vita paralizzante. Ma io abito un mondo molto più grande di Parigi. Il Mediterraneo, per esempio, con i gusti musicali, gli odori, i piaceri". L'incertezza di oggi è sostenibile psicologicamente dagli esseri umani? "Siamo, come disse Heidegger, nel buio fondo della notte. Ma siamo anche al principio di un'alba, la seconda preistoria dell'uomo mondializzato. Non dobbiamo scordare che la vita è fragile, incerta e nello stesso tempo molto aperta: le potenzialità umane sono immense, dobbiamo usarle". Da oltre un secolo le malattie psichiche sono viste come malattie sociali. Come gestirle? "La follia fa profondamente parte della condizione umana: è solo il culto della ragione, dell'ordine, che non la considera umana. Ma è il culto stesso a essere demens, perché la parte irrazionale e oscura di noi uomini non è solo distruttrice o asociale. Genera anche la tenerezza, l'eros, l'estasi, la gioia, la fraternité. È molto utile costruire un dialogo con la nostro parte incosciente, senza volerla dominare". Secondo lei la sinistra non ha idee: come arrivare a giustizia e felicità? "La sinistra ha sempre coltivato lo spirito del cambiamento, ma oggi lo fa in forme frammentate. È necessario che la politica veda nell'incertezza radicale di questi tempi non tanto, o non solo, una minaccia di disordine e quindi una necessità di ordine (l'istanza della destra) ma la nascita, dolorosa certo, di una nuova società-mondo". Come possiamo superare "la nostra barbarie interiore"? "Abbiamo vissuto tanti disastri e tragedie, dal nazismo alla bomba atomica. Cosa altro ci serve per comprendere che siamo tutti perduti su questo pianeta? Per scoprire che non ci resta che amarci, fraternizzare, sentirci in una sola comunità di destino?". Che cosa la incanta ancora? "Piangere, amare, ridere, comprendere. Mi sento sempre in cammino, e nello stesso momento un vecchio, un adulto, un adolescente e un bambino. La curiosità e la passione hanno "fatto" la mia vita. Una curiosità onnivora e una infinita passione".
IL METODO DI EDGAR Umanista e studioso eclettico, Edgar Morin è conosciuto per l'interdisciplinarietà dei suoi lavori nei quali ha abbattuto le barriere tra le varie materie. Sta per arrivare in Italia, in un doppio appuntamento: l'11 novembre a Meet The Media Guru (iscrizioni gratuite fino ad esaurimento posti), a Milano, dove parlerà di "Etica della complessità", e dal 13 al 15 novembre al convegno "La qualità dell'integrazione scolastica", a Rimini: uscirà in quella occasione Rigenerare la parola politica (edizioni del Centro Studi Erickson, che ha divulgato recentemente anche un compendio della sua opera a cura di Sergio Manghi). Di lui Raffaello Cortina Editore ha pubblicato i sei volumi de Il metodo sulla complessità e Feltrinelli Pensare l'Europa, La vita della vita, Il cinema o l'uomo immaginario. Nel 1967 l'interesse di Edgar Morin per la comunicazione di massa si espresse nella rivista Communications, fondata con Georges Friedmann e Roland Barthes, di cui è condirettore, e che è disponibile online, archivi compresi (www.persee.fr/web/revues)
di Carlotta Mismetti Capua (da la Repubblica delle Donne Web di oggi)
Il mondo così com'è non va. Non vanno le città, aliene e malsane. Non va l'educazione, che manca di comprensione degli altri e conoscenza del pianeta. Non va l'economia, lontana dai nostri bisogni e dall'ecologia. E i rapporti umani sono solitari, senza poesia. Ma anche il nostro futuro non se la passa meglio: è fermo agli anni Sessanta e non ce ne siamo accorti. Secondo il sociologo francese Edgar Morin è tempo di reinventare tutto, partendo proprio dall'amore. E la crisi è l'occasione perfetta per ricominciare. "È necessaria una metamorfosi planetaria", ci spiega. "Abbiamo creduto che lo sviluppo tecnologico ed economico sarebbe stato la locomotiva della democrazia e del benessere. Ma oggi bisogna sostituire l'egemonia della quantità con quella della qualità, e mettere al centro beni immateriali come l'amore e la felicità". Edgar Morin, 88 anni e una carriera intellettuale tra le più brillanti del secolo scorso - direttore del Cnrs (Centre national de la recherche scientifique), presidente dell'agenzia per la Cultura dell'Unesco e accademico onorario in più di 15 università in giro per il mondo - si è occupato di etnologia, televisione, cinema, linguaggio della cibernetica, teoria dei sistemi, pedagogia e materie che erano snobbate dagli intellettuali degli anni Cinquanta. Tanto che la sua biografia, uscita quest'anno in Francia e firmata da Emmanuel Lemieux, lo definisce fin dal titolo L'indisciplinato. Ma oggi Morin si interessa soprattutto di ecologia. Nei suoi libri e nel dibattito pubblico propone "l'eco-sofia politica", e invita le sinistre (compreso il Pd) ad adottarla per trasformare il mondo. Come può il pensiero ecologico aiutare la politica? "La politica del risparmio energetico per esempio è anche una politica che lotta contro le intossicazioni consumistiche delle classi medie. È necessario che comprendiamo, e cominciamo a calcolare, anche l'ecologia della natura umana. La sofferenza, la felicità, l'amore, insomma tutto quello che è importante nelle nostre vite e che sembra extra-sociale, strettamente personale, non entra a far parte del Pil di un Paese. Tutte le soluzioni sono quantitative: ma quando la politica prenderà in considerazione l'immenso bisogno d'amore degli uomini?". Nel Metodo ha scritto che l'amore è la sola autentica religione dell'iper-complesso. Nella sua vita cosa ha imparato dell'amore? "L'amore per degli esseri iper-mammiferi come noi è la possibilità di rinascere, di ricominciare. Come cantava Bob Dylan, quello che non sta per nascere sta per morire: non c'è che l'estasi degli incontri per rigenerarci. E questo vale anche a livello collettivo: ho avuto la fortuna di vivere la liberazione di Parigi, nel maggio del 1968, e altri momenti di estasi della storia. Oggi mi pare sia uno di questi: non è straordinario che Barack Obama guidi gli Stati Uniti? L'imprevisto ci sorprende sempre, non bisogna mai dimenticare che è l'imprevisto a muovere il mondo". E invece, che cosa ci intossica? "Le idee semplificatrici. I pensieri chiari e distinti, che rifuggono l'oscurità, l'incertezza, la complessità. Quei pensieri che credono di possedere il mondo ma sono posseduti dal fantasma folle della lucidità". Qual è un pensiero sano? "Un pensiero ecologico è necessario ma non potrà essere sano se non accetta la propria follia. È nel dialogo tra ordine e disordine che sta l'anima del mondo. Nella nostra specie, particolarmente iper-psichica, iper-emotiva, il dialogo tra la misura e l'eccesso, tra la parte sapiens e quella demens, è indissolubilmente legato. Un vero pensiero ecologico deve avere orrore del sano: perché il migliore dei mondi possibili è anche il peggiore". La nostra società sembra più solitaria che solidale, per dirla con Camus. Come ricostruire quel che si è spezzato? "Camus, ecco, non separava il personale dal politico: negli anni Cinquanta, quando questo comportamento era visto con sospetto. Adesso è vero che abbiamo più solitudine che solidarietà: e devo ammettere che non siamo ancora riusciti a elaborare un pensiero politico che metta insieme l'ideale e l'esistenza di tutti i giorni, l'amore e la solidarietà". Lei afferma che le città sono oggi luoghi poco umani. Come è cambiata la sua Parigi? "Non è la stessa città dove sono cresciuto. Nuove solitudini, nuovi antagonismi, desideri frustrati e l'arresto di una prospettiva europea: tutto ciò ha reso la vita paralizzante. Ma io abito un mondo molto più grande di Parigi. Il Mediterraneo, per esempio, con i gusti musicali, gli odori, i piaceri". L'incertezza di oggi è sostenibile psicologicamente dagli esseri umani? "Siamo, come disse Heidegger, nel buio fondo della notte. Ma siamo anche al principio di un'alba, la seconda preistoria dell'uomo mondializzato. Non dobbiamo scordare che la vita è fragile, incerta e nello stesso tempo molto aperta: le potenzialità umane sono immense, dobbiamo usarle". Da oltre un secolo le malattie psichiche sono viste come malattie sociali. Come gestirle? "La follia fa profondamente parte della condizione umana: è solo il culto della ragione, dell'ordine, che non la considera umana. Ma è il culto stesso a essere demens, perché la parte irrazionale e oscura di noi uomini non è solo distruttrice o asociale. Genera anche la tenerezza, l'eros, l'estasi, la gioia, la fraternité. È molto utile costruire un dialogo con la nostro parte incosciente, senza volerla dominare". Secondo lei la sinistra non ha idee: come arrivare a giustizia e felicità? "La sinistra ha sempre coltivato lo spirito del cambiamento, ma oggi lo fa in forme frammentate. È necessario che la politica veda nell'incertezza radicale di questi tempi non tanto, o non solo, una minaccia di disordine e quindi una necessità di ordine (l'istanza della destra) ma la nascita, dolorosa certo, di una nuova società-mondo". Come possiamo superare "la nostra barbarie interiore"? "Abbiamo vissuto tanti disastri e tragedie, dal nazismo alla bomba atomica. Cosa altro ci serve per comprendere che siamo tutti perduti su questo pianeta? Per scoprire che non ci resta che amarci, fraternizzare, sentirci in una sola comunità di destino?". Che cosa la incanta ancora? "Piangere, amare, ridere, comprendere. Mi sento sempre in cammino, e nello stesso momento un vecchio, un adulto, un adolescente e un bambino. La curiosità e la passione hanno "fatto" la mia vita. Una curiosità onnivora e una infinita passione".
IL METODO DI EDGAR Umanista e studioso eclettico, Edgar Morin è conosciuto per l'interdisciplinarietà dei suoi lavori nei quali ha abbattuto le barriere tra le varie materie. Sta per arrivare in Italia, in un doppio appuntamento: l'11 novembre a Meet The Media Guru (iscrizioni gratuite fino ad esaurimento posti), a Milano, dove parlerà di "Etica della complessità", e dal 13 al 15 novembre al convegno "La qualità dell'integrazione scolastica", a Rimini: uscirà in quella occasione Rigenerare la parola politica (edizioni del Centro Studi Erickson, che ha divulgato recentemente anche un compendio della sua opera a cura di Sergio Manghi). Di lui Raffaello Cortina Editore ha pubblicato i sei volumi de Il metodo sulla complessità e Feltrinelli Pensare l'Europa, La vita della vita, Il cinema o l'uomo immaginario. Nel 1967 l'interesse di Edgar Morin per la comunicazione di massa si espresse nella rivista Communications, fondata con Georges Friedmann e Roland Barthes, di cui è condirettore, e che è disponibile online, archivi compresi (www.persee.fr/web/revues)
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impresa etica,
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lunedì 6 luglio 2009
9 luglio 2009: Conferenza su ' La responsabilità sociale d'impresa tra Etica e Spiritualità', con Giuseppe Robiati

"Il più importante ruolo che le imprese economiche devono svolgere nello sviluppo consiste nel fornire alle persone e alle istituzioni i mezzi con cui essi possano conseguire il vero scopo dello sviluppo , ossia costruire le basi di un nuovo ordine sociale che coltivi le illimitate potenzialità latenti nella coscienza umana. "
Il mondo degli affari , proprio negli ultimi 10 anni, sta tentando di dare una svolta alle proprie attività economiche cercando di rispondere ad una domanda che gli uomini di affari più sensibili vanno spesso ponendosi : “ quale e’ il ruolo e quale è l’influenza delle imprese nel campo sociale ?Possono le imprese aiutare lo sviluppo sociale nel proprio contesto “?
Riflettendo sul significato della citazione sopramenzionata, si può notare come nel mondo si siano aperte delle consultazioni incrociate tra economisti, filosofi e studiosi delle scienze sociali, che cercano risposte su questo possibile contributo delle imprese allo sviluppo.
E’ nato quindi un movimento di pensiero che ha portato una grande innovazione culturale nelle imprese. Noto col nome di CSR - Corporate Social Responsability e cioè (la) responsabilità sociale delle imprese, questo movimento sta influenzando le politiche sociali dei governi , le politiche finanziarie delle società, i libri di testo degli studenti di economia nelle università di tutto il pianeta e il mondo operativo del business.
Nel modello classico del capitalismo la definizione di impresa e’ quella che ne identifica lo scopo primario nella creazione di profitto. I due secoli passati sono stati ricchi di imprese e imprenditori che hanno usato questa definizione nel vero senso del termine ed hanno utilizzato il mercato e la propria abilità imprenditoriale e manageriale per aumentare il profitto con qualsiasi mezzo. Negli ultimi anni però, gli uomini d’affari hanno capito anche che numerosi danni erano stati effettuati sia alle popolazioni che al pianeta ed hanno iniziato una serie di riflessioni e consultazioni che hanno portato una maggiore consapevolezza, ed hanno capito che l’unica garanzia per una stabilità economica risiede nella capacità di creare “benessere” nella società in senso più ampio.
Questo “ in senso più ampio “ ha comportato una ridefinizione innovativa dell’impresa; non più esclusivamente orientata al raggiungimento di profitto a qualsiasi costo, bensì ad altri obiettivi quali:
“la felicità dei dipendenti, il miglioramento della qualità della vita della comunità che ruota attorno ad essa, , il miglioramento nell’applicazione dei valori , il miglioramento dell’ambiente dell’ecosistema “ ecc.
Si e’ quindi arrivati a schematizzare questi altri obiettivi in sei principali entità, “ sei dimensioni chiave” connesse con l’impresa, di qualsiasi natura essa sia, in qualsiasi campo essa lavori e produca, in qualsiasi luogo si trovi.
Entità chiave che, in economia, vengono chiamate “ stakeholders”, verso cui l’impresa ha delle responsabilità. E da qui nasce l’allineamento alla nuova visione degli imprenditori che qui sotto si ripete:
“Il più importante ruolo che le imprese economiche devono svolgere nello sviluppo consiste dunque nel fornire alle persone e alle istituzioni i mezzi con cui essi possano conseguire il vero scopo dello sviluppo , ossia costruire le basi di un nuovo ordine sociale che coltivi le illimitate potenzialità latenti nella coscienza umana.”
Per informazioni sul Relatore clicca qui.
Il mondo degli affari , proprio negli ultimi 10 anni, sta tentando di dare una svolta alle proprie attività economiche cercando di rispondere ad una domanda che gli uomini di affari più sensibili vanno spesso ponendosi : “ quale e’ il ruolo e quale è l’influenza delle imprese nel campo sociale ?Possono le imprese aiutare lo sviluppo sociale nel proprio contesto “?
Riflettendo sul significato della citazione sopramenzionata, si può notare come nel mondo si siano aperte delle consultazioni incrociate tra economisti, filosofi e studiosi delle scienze sociali, che cercano risposte su questo possibile contributo delle imprese allo sviluppo.
E’ nato quindi un movimento di pensiero che ha portato una grande innovazione culturale nelle imprese. Noto col nome di CSR - Corporate Social Responsability e cioè (la) responsabilità sociale delle imprese, questo movimento sta influenzando le politiche sociali dei governi , le politiche finanziarie delle società, i libri di testo degli studenti di economia nelle università di tutto il pianeta e il mondo operativo del business.
Nel modello classico del capitalismo la definizione di impresa e’ quella che ne identifica lo scopo primario nella creazione di profitto. I due secoli passati sono stati ricchi di imprese e imprenditori che hanno usato questa definizione nel vero senso del termine ed hanno utilizzato il mercato e la propria abilità imprenditoriale e manageriale per aumentare il profitto con qualsiasi mezzo. Negli ultimi anni però, gli uomini d’affari hanno capito anche che numerosi danni erano stati effettuati sia alle popolazioni che al pianeta ed hanno iniziato una serie di riflessioni e consultazioni che hanno portato una maggiore consapevolezza, ed hanno capito che l’unica garanzia per una stabilità economica risiede nella capacità di creare “benessere” nella società in senso più ampio.
Questo “ in senso più ampio “ ha comportato una ridefinizione innovativa dell’impresa; non più esclusivamente orientata al raggiungimento di profitto a qualsiasi costo, bensì ad altri obiettivi quali:
“la felicità dei dipendenti, il miglioramento della qualità della vita della comunità che ruota attorno ad essa, , il miglioramento nell’applicazione dei valori , il miglioramento dell’ambiente dell’ecosistema “ ecc.
Si e’ quindi arrivati a schematizzare questi altri obiettivi in sei principali entità, “ sei dimensioni chiave” connesse con l’impresa, di qualsiasi natura essa sia, in qualsiasi campo essa lavori e produca, in qualsiasi luogo si trovi.
Entità chiave che, in economia, vengono chiamate “ stakeholders”, verso cui l’impresa ha delle responsabilità. E da qui nasce l’allineamento alla nuova visione degli imprenditori che qui sotto si ripete:
“Il più importante ruolo che le imprese economiche devono svolgere nello sviluppo consiste dunque nel fornire alle persone e alle istituzioni i mezzi con cui essi possano conseguire il vero scopo dello sviluppo , ossia costruire le basi di un nuovo ordine sociale che coltivi le illimitate potenzialità latenti nella coscienza umana.”
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Argomento correlato: Video di introduzione all'Associazione EBBF:
Ingresso al pubblico gratuito previa iscrizione a conferenceroom@fandis.it
giovedì 9 luglio - ore 20.30 - sala conferenze Fandis, via per Castelletto 69, Borgo Ticino NO
Ingresso al pubblico gratuito previa iscrizione a conferenceroom@fandis.it
giovedì 9 luglio - ore 20.30 - sala conferenze Fandis, via per Castelletto 69, Borgo Ticino NO
venerdì 6 giugno 2008
L'onda della filosofia umanista ci sommergerà
Il bisogno di restituire dignità all'Uomo ponendolo al centro delle organizzazioni sta finalmente diffondendosi a macchia d'olio. Siamo alle soglie di una rivoluzione silenziosa e pacifica, che qualcuno ha già definito nuovo Rinascimento.
Il lavoro visto come piena realizzazione di sè e fonte di benessere, in una comunità dove si possa contribuire creativamente ad un progetto condiviso in un contesto ricco di valori e con finalità che vadano oltre le logiche di profitto: questo è in sintesi quello di cui le imprese si occuperanno domani e di cui già oggi si sente il profumo nell'aria, grazie al lavoro pioneristico di alcuni imprenditori.
Probabilmente qualcuno di voi starà sorridendo ironicamente, ma io ho ricevuto segnali molto concreti di un cambiamento in atto e se non ci credete, aggiungerò, per i più scettici, cinque testimonianze su questo cambiamento, cinque link molto significativi (ma potrete trovarne altri in rete, anche se non altrettanto accattivanti) ad altrettanti siti in cui troverete molte riflessioni e suggestioni al riguardo.
Buona navigazione e buon vento a tutti!
Il lavoro visto come piena realizzazione di sè e fonte di benessere, in una comunità dove si possa contribuire creativamente ad un progetto condiviso in un contesto ricco di valori e con finalità che vadano oltre le logiche di profitto: questo è in sintesi quello di cui le imprese si occuperanno domani e di cui già oggi si sente il profumo nell'aria, grazie al lavoro pioneristico di alcuni imprenditori.
Probabilmente qualcuno di voi starà sorridendo ironicamente, ma io ho ricevuto segnali molto concreti di un cambiamento in atto e se non ci credete, aggiungerò, per i più scettici, cinque testimonianze su questo cambiamento, cinque link molto significativi (ma potrete trovarne altri in rete, anche se non altrettanto accattivanti) ad altrettanti siti in cui troverete molte riflessioni e suggestioni al riguardo.
Buona navigazione e buon vento a tutti!
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